“Il focolaio di Covid al carcere di Udine, dove sono 49 i detenuti risultati positivi al coronavirus, testimonia che la pandemia – come accade fuori dal carcere – nei penitenziari non è del tutto superata.
Piuttosto si è abbassata la guardia sui controlli e la prevenzione specie per le visite che vengono sospese come ad Udine solo quando i casi positivi diventano già numerosi”.
Così il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria – S.PP. – Aldo Di Giacomo ricordando che è innegabile che la situazione è migliorata ma questo non deve diventare un alibi per non fare nulla.
Secondo i dati del Monitoraggio negli istituti penitenziari diffusi dal ministero della Giustizia e aggiornati al 14 giugno scorso i positivi sono 130 (di cui 2 nuovi giunti).
Sette giorni fa i positivi erano 164; il totale delle somministrazioni di vaccino a detenuti è pari a 110.169 (una settimana fa erano 110.033).
Prosegue anche il calo del numero di agenti positivi: su 36.939 del personale in organico, sono 264 quelli attualmente contagiati (252 in degenza presso il proprio domicilio, 12 in degenza in caserma e nessuno ricoverato in ospedale) rispetto ai 349 della scorsa settimana.
Questa situazione – ripete Di Giacomo – non deve però produrre alcuna disattenzione soprattutto perché è nota a tutti la carenza di spazi interni al carcere da destinare ai detenuti positivi che, per prima cosa, vanno isolati.
Altro che le “casette per l’amore” – dice Di Giacomo – si potevano investire meglio i 28 milioni di euro potenziando strutture per la tutela della salute dei detenuti. In carcere il rischio salute oltre al Covid riguarda un terzo dei detenuti che hanno patologie specifiche oltre che per gli over 65enni.
Ma un piano per la salute nonostante le nostre continue sollecitazioni – conclude – non è stato mai preso in considerazione dai Ministri competenti”.