A vederla da fuori, sembra che ancora una volta la festosa follia italica abbia avuto il sopravvento sulla ragione. E’ ben lungi da noi l’idea di soffermarci o di dare un giudizio “coreografico” sulle nozze celebrate nel Maschio Angioino di Napoli lo scorso 28 marzo tra il cantante neo melodico Tony Colombo e Tina Rispoli, che prima di convolare a nozze con l’illustre artista siciliano è stata sposata per oltre 20 anni con Gaetano Marino, fratello del boss mafioso Gennaro “Mckay” Marino.
Matrimonio finito male, Gaetano, a causa di una delle solite faide interne della camorra, è stato freddato con 11 colpi di pistola nel 2012, nel corso di un agguato a Terracina. Fin qui, se si tiene conto dell’ambiente in cui sono maturati i fatti, tutto rientra nella categorie delle cose che accadono in questa nostra immaginifica patria. Molto più preoccupante delle candele che scoppiettano e dei coriandoli che frullano festosi nel cielo, dei pagliacci e delle gambe di legno che passeggiano gioiosamente nella città, è la presenza nella banda che ha salutato la sublimazione della storia d’amore di ben cinque trombettisti della banda della polizia penitenziaria.
Secondo le prime testimonianze sarebbero stati ingaggiati da un’agenzia partenopea che organizza eventi. Non si sa dunque, è bene precisarlo, se hanno suonato in qualità di invitati o di amici degli sposi. “Fatto sta che lì non ci sarebbero dovuti essere”, ha detto a Tiscali Notizie Aldo Di Giacomo, segretario generale della Sindacato Polizia Penitenziaria (S.PP.): “neppure a titolo gratuito”.
Il sindacalista resta nell’ambito della più che comprensibile prudenza, “perché prima di tutto bisogna lasciare che chi sta indagando lo faccia con una certa tranquillità”. Di Giacomo, comunque, va oltre le solite parole di circostanza quando dice che “se tutto ciò verrà provato, siamo di fronte a un fatto vergognoso che getta in cattiva luce un corpo che invece merita rispetto: per il lavoro che svolge e per i sacrifici cui vengono sottoposti gli agenti ogni giorno”. Il giudizio, netto, tiene anche conto del regolamento che “disciplina le attività esterne delle guardie”.
Il segretario, “almeno per una volta” sta dalla parte del capo dell’amministrazione penitenziaria che “ha sospeso temporaneamente gli agenti”. E non è una apertura da poco, se si considera che il sindacalista lo aveva invece contestato quando aveva deciso di sospendere l’agente che aveva puntato la pistola al detenuto che stava tentando di fuggire: “Quel collega andava difeso, noi l’abbiamo fatto”.
La presa di posizione di Di Giacomo resta comunque prudentissima anche quando gli viene chiesto se i “trombettieri” potevano avere già avuto rapporti di vicinanza con gli altri partecipanti alla festa di matrimonio: “Non mi sento di commentare questa domanda: non ho certezze in merito”. E se invece dovesse essere provato?
“Allora le guardie carcerarie andrebbero punite molto duramente”. Per regolamento gli agenti penitenziari non possono svolgere altri lavori, se poi avessero agito gratis et amore Dei, “la cosa sarebbe anche più preoccupante”, conclude il sindacalista. Forse, come le altre bande delle forze di polizia, anche quella della Polizia Penitenziaria di Napoli dovrebbe essere trasferita a Roma.